Lavorare a tempo parziale e provvedere comunque per la vecchiaia – come si fa?

Lavorare a tempo parziale e provvedere comunque per la vecchiaia – come si fa?

Il lavoro a tempo parziale è ampiamente diffuso nella nostra società, ma la riduzione dell’orario di lavoro impone di prestare attenzione. Sussiste infatti il rischio di forti lacune nella previdenza professionale, in quanto il sistema è fondamentalmente concepito per un carico di lavoro del 100 per cento. Cinque consigli per un’adeguata previdenza.
Sono passati i tempi in cui un lavoro a tempo parziale si rivelava automaticamente una trappola per la carriera. Molti datori di lavoro sono diventati nettamente più flessibili e in alcune imprese è addirittura possibile ridurre l’orario di lavoro anche nelle posizioni dirigenziali.

Grafico Quota di lavoratori part-time per sesso, 1996-2018 (Fonte: BfS, 2019)

Tre donne su cinque lavorano a tempo parziale

Attualmente tre donne su cinque e un uomo su cinque lavorano a tempo parziale. Sono in particolare le madri a ridurre notevolmente il loro carico di lavoro, nonostante sempre più spesso anche i padri non disdegnino di lavorare a tempo parziale. I motivi che spingono ad accettare questa soluzione possono essere la frequenza di un corso di perfezionamento o un secondo pilastro come lavoratori autonomi. Altri semplicemente pensano che la loro vita non debba consistere solo nel lavoro e decidono di «guadagnare» tempo libero riducendo l’orario di lavoro. Si tratta di un’opzione che suscita interesse soprattutto tra i lavoratori dipendenti negli ultimi anni prima del pensionamento.

Previdenza professionale: concepita per un carico di lavoro del 100 per cento

Ciò che molti lavoratori a tempo parziale ignorano è che si espongono al rischio di forti lacune nella previdenza professionale. Il fulcro di quest’ultima risale infatti agli anni ‘70 e ‘80, quando un tasso di occupazione del 100 per cento era considerato la norma. Il sistema è quindi concepito per una previdenza coordinata con versamenti senza soluzione di continuità nel primo e nel secondo pilastro. Le imprese possono tutelare meglio i collaboratori a tempo parziale se la deduzione di coordinamento è adeguata al tasso di occupazione ed eventualmente anche abbassando la soglia di accesso. Molte aziende si stanno già avvalendo di questo margine di manovra, benché comporti un aumento dei contributi per gli assicurati e i datori di lavoro.

Per non arrivare alla pensione di vecchiaia davvero vecchi, i lavoratori a tempo parziale farebbero bene a seguire questi cinque consigli:

  1. Verificate il vostro salario assicurato
    In genere la cosiddetta deduzione di coordinamento, attualmente pari a 24’885 franchi svizzeri, viene dedotta dal reddito annuo per determinare il salario assicurato. Supponendo un reddito annuo di 35’000 franchi a fronte di un carico di lavoro del 60 per cento, in questo caso risulterebbe un’assicurazione presso la cassa pensioni di 10’115 franchi. Questo salario assicurato influisce sull’importo dei contributi da versare alla cassa pensioni.
    Possono ritenersi particolarmente fortunati quei lavoratori la cui cassa pensioni riduce la deduzione di coordinamento per il lavoro a tempo parziale, ad esempio in rapporto al carico di lavoro: nell’esempio precedente, la deduzione non sarebbe di 24’885 franchi, bensì solo di 14’931. Ne consegue un aumento del salario assicurato pari a 20’069, che si traduce a sua volta in un aumento dei contributi alla cassa pensioni. Di conseguenza, aumenta «più rapidamente» anche l’avere di vecchiaia. Quando si presenta la domanda per un lavoro a tempo parziale, è dunque bene sottoporre a un esame critico il regolamento della cassa pensioni del potenziale datore di lavoro.
  2. Chiedete una consulenza su come colmare tempestivamente le lacune
    Uno specialista in previdenza può illustravi dettagliatamente il vostro certificato di previdenza e mostrarvi come il vostro salario annuo venga assicurato nella previdenza professionale in caso di orario di lavoro ridotto. Con le informazioni contenute nel certificato di previdenza, può inoltre indicarvi quali prestazioni della cassa pensioni vi spetteranno nella vecchiaia o anche in caso d’invalidità a seguito di malattia. Le analisi hanno rivelato la presenza di lacune previdenziali? Il vostro consulente previdenziale può consigliarvi come ridurle o colmarle completamente, sia nel secondo che nel terzo pilastro.
  3. Chiedete al vostro datore di lavoro
    Le casse pensioni concepite secondo criteri avanzati offrono agli assicurati ulteriori opzioni per adattare individualmente la previdenza professionale alla situazione di vita personale, ad esempio con un piano di risparmio esteso. Per i lavoratori a tempo parziale può essere interessante anche un riscatto nella cassa pensioni, vantaggioso in termini fiscali, in quanto produce una riduzione dell’imposta sul reddito e consente un risparmio di denaro. Alcune casse pensioni offrono ai lavoratori più anziani la possibilità di continuare a versare contributi pieni anche a fronte di un orario di lavoro ridotto. Chiarite con il vostro datore di lavoro le possibilità a disposizione. E non dimenticate che anche la previdenza privata nel terzo pilastro è uno strumento importante e flessibile per colmare le lacune previdenziali.
  4. Sfruttate le opportunità offerte dalla previdenza privata
    Secondo un recente studio di Credit Suisse, solo un lavoratore su due effettua versamenti nel terzo pilastro, e di questi solo un terzo versa l’intero contributo di 6’826 franchi svizzeri. Nella media tra tutte le persone che esercitano un’attività lucrativa vengono pagati 2’870 franchi svizzeri. Eppure proprio per i lavoratori a tempo parziale è importante versare almeno un certo importo nel terzo pilastro. Il versamento consente infatti di colmare le lacune previdenziali nella vecchiaia e risparmiare un importo proporzionale, a condizione che si versino contributi nel secondo pilastro e si paghi l’importo massimo 3a. Il pilastro 3a offre inoltre la possibilità di combinare il risparmio per la vecchiaia con la protezione contro i rischi. Se scegliete un conto 3a, potete effettuare versamenti flessibili e decidere entro dicembre quanto denaro assegnare alla previdenza privata nell’anno in questione. Oltre al classico risparmio bancario, che oggi offre solo tassi d’interesse bassi, esistono altre opzioni, come ad esempio un conto 3a con deposito e l’investimento in corrispondenti fondi mobiliari attivi e passivi o indicizzati.
  5. Non dimenticate il pilastro 3b
    Avete già esaurito il pilastro 3a oppure siete alla ricerca di una maggiore flessibilità, ad esempio per quanto riguarda la forma d’investimento? In questo caso, la previdenza libera (pilastro 3b) può essere un’opzione interessante per voi. Si tratta di un’assicurazione sulla vita con protezione contro i rischi. Potete ad esempio proteggere la vostra famiglia o i vostri cari e allo stesso tempo generare un reddito attraverso il vostro capitale. Come per il pilastro 3a, potete versare a cadenza annuale oppure effettuare un versamento più elevato una tantum.

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