Differire il pensionamento: continuare a lavorare con entusiasmo oltre i 65 anni

Foto di squadra con dipendenti di diverse generazioni

Differire il pensionamento: continuare a lavorare con entusiasmo oltre i 65 anni

Invecchiamo sempre di più, la previdenza per la vecchiaia svizzera è in difficoltà – tuttavia nessuno vuole lavorare più a lungo. È vero? Quali vantaggi comporta occupare collaboratori non più giovani? Vale la pena continuare a lavorare dopo il pensionamento?
IOgni anno molti cittadini svizzeri vanno in pensione. Le pensionate e i pensionati costituiscono una parte sempre più cospicua della popolazione. Contemporaneamente diminuisce il numero dei giovani che entrano nel mondo del lavoro. Secondo le previsioni di UBS sul mercato svizzero entro il 2030 mancherà mezzo milione di lavoratori. Lavorare più a lungo ed oltre l’età di pensionamento sembra essere la soluzione contro la carenza di manodopera causata da ragioni demografiche. Tuttavia, i lavoratori desiderano veramente prolungare la loro vita lavorativa?

Molti vogliono, ma solo pochi possono

Secondo uno studio di Deloitte, il 40 percento degli intervistati di età compresa tra i 50 e i 64 anni vorrebbe continuare a lavorare. Un quadro analogo è emerso tra le persone già pensionate: il 30 percento avrebbe continuato a lavorare se fosse stato possibile. Quindi qual è la realtà? In Svizzera, solo il 20 percento delle persone di età compresa tra i 65 e i 74 continua a lavorare, ovvero circa 180’000 persone. Poco più della metà di essi lavora con un grado di occupazione inferiore al 50 percento. Lo dice un articolo del Beobachter che intravede tra i motivi il fatto che lo Stato crei troppi pochi incentivi per continuare a lavorare.

«Le persone che lavorano volontariamente sono molto motivate»

I collaboratori meno giovani presentano molti vantaggi. Anna Fankhauser, responsabile HR di B+S Ingenieure und Planer, ne è convinta. L’azienda occupa attualmente dieci persone che lavorano oltre l’età di pensionamento. «Per noi è molto importante che la conoscenza e l’esperienza sia trasmessa ai collaboratori più giovani. Solo in questo modo è possibile assicurare che subentrino specialisti sufficientemente qualificati.» In B+S ogni collaboratore può continuare a lavorare fino a 70 anni, con il grado di occupazione che preferisce. Il modello funziona su una base di fiducia ed è proficuo per entrambi.

Anna Fankhauser è contraria all’aumento dell’età ordinaria di pensionamento. Preferirebbe si puntasse su volontarietà e flessibilità: «Le persone che lavorano volontariamente sono molto motivate.» Per le persone è importante sentirsi apprezzate. L’uscita dal mondo del lavoro è difficile per molti, soprattutto per i quadri. Un passaggio flessibile e graduale alleggerisce spesso il passaggio al pensionamento.

Stando all’attuale statistica sui nuovi pensionati redatta dall’Ufficio federale di statistica, circa il 54 percento delle donne tra i 64 e i 69 anni ed il 61 percento degli uomini tra i 65 e i 71 anni dichiarano di continuare a lavorare per piacere. Solo il 20 percento degli intervistati continua a lavorare dopo il pensionamento per ragioni finanziarie.

Per noi è molto importante che la conoscenza e l’esperienza sia trasmessa ai collaboratori più giovani. Solo in questo modo è possibile assicurare che subentrino specialisti sufficientemente qualificati.


Anna Fankhauser, responsabile HR di B+S Ingenieure und Planer

Flessibilità, contatti sociali e stimoli mentali

Hans Ulrich Kaufmann (68), Michael Keller* (72) e Werner Althaus (75) continuano a lavorare. Mentre Hans Ulrich Kaufmann è assunto su base oraria con un grado del 25 percento, Michael Keller* lavora al 100 percento come lavoratore autonomo presso un’azienda. Anche Werner Althaus è lavoratore autonomo ed è attualmente occupato al 40 percento. Abbiamo parlato con loro dei vantaggi, della motivazione e degli incentivi nel continuare a lavorare.

Cosa la spinge a continuare a lavorare?

Hans Ulrich Kaufmann: Per me è fondamentale continuare ad avere contatti sociali nel mondo del lavoro. Mi piace confrontarmi con i membri del team e avere la possibilità di trattare problematiche professionali appassionanti. Il lavoro a tempo parziale mi consente di ritirarmi gradualmente nella vita privata e di coniugare in modo ottimale l’attività professionale e la famiglia, e quindi il tempo libero.

Michael Keller: Chi si ferma è perduto. Mi preme svolgere un’attività che mi mantenga vivo mentalmente. Il mio lavoro di commerciante di metalli continua ad affascinarmi, con tutte le sue sfaccettature e l’ampia gamma di aspetti tecnici. Per me è importante continuare ad avere molti contatti. Ancora oggi continuo ad evolvere grazie al mio lavoro e non mi fermo mai.

Werner Althaus:
Come pensionato è importante avere una giornata ben strutturata – ed il mio lavoro mi aiuta in questo. In questo modo preservo la salute e ho i miei successi. Nel mio caso non c’è mai stato un passaggio da un’attività al 100 percento al non far nulla. Oggi ho molta più libertà: posso scegliere i miei mandati, svolgere un’attività che dà agli altri un valore aggiunto e rimango professionalmente ad alti livelli.

Finanziariamente parlando, vale la pena lavorare anche oltre il pensionamento?

Hans Ulrich Kaufmann: L’ottimizzazione della situazione finanziaria è stata per me fondamentale. Ricevo una rendita di vecchiaia, finanziariamente le cose mi vanno bene. Ma continuo a versare contributi nell’AVS senza ricevere nulla in cambio. Dal punto di vista fiscale forse ci sarebbero state opzioni migliori: la mia rendita infatti fa cumulo con l’ulteriore reddito. Sarebbe auspicabile che lo Stato incentivasse e premiasse l’occupazione dopo l’età pensionabile ordinaria.

Michael Keller: Il fatto di poter guadagnare qualche franco è sicuramente un vantaggio e mi consente di proseguire con i miei hobby, come lo sport e i viaggi. Il carico fiscale è però piuttosto alto e di questo ero consapevole – devo tassare anche la mia rendita. Tuttavia, mi ha sorpreso il fatto di dover continuare a pagare i contributi AVS, sebbene io li abbia versati per tutta la vita, come del resto tutti gli altri. Chi continua a lavorare viene quindi anche penalizzato fiscalmente. Non lo trovo giusto. Ma alla fin fine per me conviene comunque, altrimenti non continuerei a lavorare.
Werner Althaus: Io ritengo che non si debba continuare a lavorare per ragioni finanziarie, bensì perché si desidera farlo. Per me gli aspetti finanziari non sono al primo posto. Verso in AVS più di quanto riceva sotto forma di rendita. Ma non volevo nemmeno differire l’AVS: se ho già versato, la rendita la voglio ricevere. Per me le questioni finanziarie non sono rilevanti quando si tratta di decidere se continuare a lavorare o meno.

È stato facile trovare un’occupazione oltre l’età di pensionamento?

Hans Ulrich Kaufmann: Sono andato in pensionamento anticipato a 60 anni, senza tuttavia avere l’intenzione di smettere completamente di lavorare. Avevo già individuato un nuovo posto di lavoro e ci avevo anche già lavorato per un anno. Poi ho ricevuto una richiesta della Fondazione collettiva Vita, presso la quale all’epoca c’era bisogno di supporto in un settore professionale molto specifico e sono stato raccomandato da due miei ex colleghi di lavoro. Quindi non ho cercato attivamente. Tuttavia l’offerta è arrivata al momento giusto, poiché l’altro progetto si era ormai quasi concluso.

Michael Keller: Ho continuato a lavorare altri tre anni dopo l’età di pensionamento ordinario presso il mio datore di lavoro, per il quale ho lavorato per 25 anni. Grazie alla grande rete che avevo costruito in tanti anni di servizio, ho ricevuto diverse offerte per continuare a lavorare. La mia attività, per effetto del prefinanziamento, dipende molto dal capitale. Per questo ho scelto di legarmi come lavoratore autonomo ad un’azienda che poteva permettersi questo prefinanziamento. Di certo mi ha aiutato il fatto di essermi sempre interessato molto a tecnica, ricerca, nuovi sviluppi e tendenze dell’industria. E così ho accumulato ampie conoscenze dei prodotti e del settore.

Werner Althaus: Ho avuto fortuna. Per 30 anni ho rivestito posizioni dirigenziali in due banche. A 55 anni ho avuto la possibilità di rendermi autonomo con la stessa attività: il finanziamento delle aziende. A 65 anni ero impegnato con diversi mandati e per questo non c’è mai stato un pensionamento nel classico senso del termine. Nei primi anni ho lavorato all’80-90 percento, adesso lavoro ancora circa al 40 percento.

Cosa pensano amici e parenti del fatto che lei continua a lavorare?

Hans Ulrich Kaufmann: I miei familiari e conoscenti ritengono positivo che io possa continuare a svolgere un’attività entusiasmante. Ma non sono l’unico nella mia cerchia di amici. Diversi colleghi che conosco dagli anni dell’università continuano a lavorare oltre l’età di pensionamento ordinario. Per lo più a tempo parziale.

Michael Keller: Quando ho compiuto 68 anni e ho cambiato lavoro, mia moglie mi ha detto che mi ammirava per il fatto che continuassi a lavorare. Per me è stato un grande stimolo. Anche mia figlia e mio figlio mi supportano. A mia moglie e a me piace fare uno o due viaggi all’anno, cosa assolutamente possibile, perché io ho le ferie e come lavoratore autonomo sono in grado di gestirmi il mio lavoro in modo flessibile. Per quanto riguarda gli altri, ognuno pensi quel che vuole. Ognuno è libero di svolgere l’attività che lo diverte.

Werner Althaus: Io sono fortunato, perché mia moglie la pensa come me e continua a lavorare. In passato, con i figli piccoli, ha avuto poco tempo per avanzare professionalmente e adesso vuole recuperare. E così ci godiamo insieme il tempo dopo il lavoro, con la libertà dovuta al fatto che i figli sono fuori casa. Il resto della famiglia ci supporta ed è lieta di sapere che abbiamo ancora delle mansioni da svolgere.

Per quanto vuole ancora lavorare? E qual è la sua opinione su un generale aumento dell’età ordinaria di pensionamento?

Hans Ulrich Kaufmann: Io non mi sono posto una data precisa in cui terminerò di lavorare. Dipende da come andranno le cose tra me e il mio datore di lavoro. Un aumento generale dell’età di pensionamento sarà indispensabile per la stabilizzazione del sistema previdenziale. Ma si dovrebbero anche creare incentivi per poter continuare a svolgere e configurare in modo flessibile l’attività professionale anche dopo l’età di pensionamento ordinario. Lo Stato dovrebbe fare in modo che la prosecuzione del lavoro non sia penalizzata.

Michael Keller: Non saprei dirlo ora. Di certo il lavoro deve continuare a divertirmi e la salute deve potermelo consentire. Un lavoro a tempo parziale è sempre stato fuori discussione, perché la mia attività impone la mia presenza al 100 percento. Una riduzione graduale è un’opzione per il futuro. L’età di pensionamento dovrebbe essere comunque aumentata, andrebbe strutturata in modo fluido e individuale e non fissata a 65 anni.

Werner Althaus: Io continuerò a lavorare finché avrò la sensazione di offrire ai miei clienti un valore aggiunto. Un motivo per cui ho ridotto il mio grado di occupazione è lo sviluppo incredibilmente rapido nel mio settore professionale. Sto continuando a dirigere alcuni progetti pluriennali che si stanno lentamente avvicinando alla fine. Questo lavoro mi impegnerà ancora per circa il 40 percento fino al prossimo anno, poi ridurrò ulteriormente il grado di occupazione. L’età di pensionamento non dovrebbe essere aumentata in generale, bensì strutturata in modo più flessibile. Chi tuttavia svolge lavori pesanti e spossanti, deve poter andare in pensione in tempo. Le persone devono poter decidere autonomamente quello che fa al caso loro.

Che suggerimenti si sente di dare a chi desidera continuare a lavorare dopo il pensionamento?

Hans Ulrich Kaufmann: È molto importante gestire attivamente una rete professionale e preservare i contatti. C’è bisogno di coraggio per fare cose nuove e deve far piacere collaborare con persone giovani. Bisogna anche essere interessati a nuovi tool e processi ed essere disponibili ad aggiornarsi professionalmente. Altra cosa molto importante: bisogna essere aperti ai cambiamenti nell’ambiente lavorativo personale. Si deve essere disponibili ad assumere un nuovo ruolo. Mi piace concentrarmi su problematiche meramente tecniche senza dovermi assumere anche, come facevo prima, la gravosa responsabilità del personale.

Michael Keller: Quando si pensa alla possibilità di lavorare dopo il pensionamento è spesso troppo tardi. Il mio suggerimento è di essere affamati di conoscenza, di continuare a svilupparsi professionalmente nel corso dell’intera vita, di cercare di rimanere al passo con i nuovi sviluppi e di leggere molto. Tutto questo consente di poter svolgere un’interessante attività professionale anche dopo i 65 anni.

Werner Althaus:
Per i lavoratori autonomi è più facile continuare a lavorare. Il rischio è che il momento del passaggio del testimone si protragga troppo a lungo. Soprattutto gli amministratori delle PMI faticano spesso a smettere di lavorare. Quando si decide di tirare i remi in barca, è fondamentale pensarci per tempo. L’importante è poter continuare a svolgere un’attività piacevole e non diventare «vittime del pensionamento».

*Il nome è stato modificato

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