Fondazione istituto collettore LPP – una performance di tutto rispetto

Fondazione istituto collettore LPP – una performance di tutto rispetto

Con oltre un milione di conti di libero passaggio, la Fondazione istituto collettore LPP gestisce più della metà di tutti i conti di libero passaggio della Svizzera. Per il 60 percento di questi conti l’indirizzo del titolare risulta sconosciuto. Come mai in Svizzera un terzo di tutti i conti di libero passaggio sono gestiti presso l’istituto collettore come conti senza contatto?

La Fondazione istituto collettore LPP (istituto collettore) gestisce un patrimonio previdenziale di oltre 12 miliardi di franchi. Di questi, più di 10 miliardi giacciono su conti di libero passaggio, ossia più della metà di tutti i conti e il 20 percento di tutti i conti di libero passaggio esistenti in Svizzera.  

Istituto collettore: contemporaneamente cassa pensioni e fondazione di libero passaggio

L’istituto collettore è allo stesso tempo un istituto di previdenza e una fondazione di libero passaggio. In quanto istituto di previdenza, l’istituto collettore gestiva nel 2016 circa 2 miliardi di franchi e assicurava circa 36’000 persone: impiegati, lavoratori autonomi e imprese che non trovano un offerente per la loro previdenza professionale. Il grosso dei fondi si trova tuttavia presso la Fondazione di libero passaggio, che conta oltre un milione di conti di libero passaggio con un avere di vecchiaia di 10 miliardi di franchi.

Perché sono così numerosi i conti di libero passaggio presso l’istituto collettore?

Quando un lavoratore lascia un’impresa, esce dall’istituto di previdenza di quest’ultima. A questo punto ha l’obbligo di trasferire il denaro risparmiato fino a quel punto, ossia la sua prestazione di libero passaggio, al successivo istituto di previdenza, di norma si tratta dell’istituto di previdenza del nuovo datore di lavoro oppure, in caso di una pausa (p.e. periodo sabbatico), di una fondazione di libero passaggio. Affinché questo possa accadere, è tenuto a informarne il vecchio istituto di previdenza. Se omette di farlo o se l’assicurato non è più rintracciabile, il denaro viene trasferito all’istituto collettore, al più tardi due anni dopo l’uscita del lavoratore. Qui la prestazione di libero passaggio viene conservata finché il titolare del conto non contatta l’istituto collettore. Ma si verificano sempre casi in cui questo non avviene. Ecco perché l’istituto collettore gestisce molti conti i cui titolari ignoti si sono trasferiti e non sono più rintracciabili: questo vale per circa 650’000 conti. Se un titolare del conto non si rivolge all’istituto entro il pensionamento, in collaborazione con il fondo di garanzia viene effettuato un allineamento indirizzi con l’AVS. In questo modo si riesce a riassegnare ai titolari gran parte dei fondi.

Chi si dimentica del suo avere di libero passaggio?

In realtà è curioso che si possa semplicemente perdere di vista il proprio avere previdenziale risparmiato nel 2° pilastro: ma di che razza di persone parliamo? Neanche l’istituto collettore riesce a dare una risposta conclusiva a questa domanda, perché nella maggior parte dei casi riceve informazioni sul datore di lavoro quando prende in consegna l’avere dall’istituto di previdenza dell’ex collaboratore. Tuttavia gli importi sono relativamente esigui. Se ne può desumere che si tratta di persone che cambiano spesso lavoro. Allo stesso tempo, sono le persone che si trasferiscono spesso a rischiare di più che s’interrompa il contatto costante. Per questo motivo, è fondamentale comunicare anche al proprio istituto di previdenza il nuovo indirizzo corretto in caso di trasloco. 

L’avere di vecchiaia incide sulle prestazioni nella previdenza professionale

Chi cambia lavoro dovrebbe quindi assolutamente accertarsi che la cassa pensioni o la fondazione collettiva da cui fuoriesce trasferisca la sua prestazione di libero passaggio all’istituto di previdenza del nuovo datore di lavoro. L’avere di vecchiaia accantonato incide infatti sulle prestazioni nella previdenza professionale – maggiore è il capitale, maggiori sono le prestazioni di vecchiaia. Proprio recentemente qualcuno presso la Fondazione collettiva Vita si é lamentato che il premio di rischio per la sua rendita per conviventi nella previdenza professionale fosse troppo alto. Nella fondazione di previdenza precedente pagava per le stesse prestazioni appena la metà. Il vero motivo dei costi eccessivi era che le prestazioni di libero passaggio non erano mai state trasferite dalla precedente fondazione di previdenza a Vita. In determinati piani previdenziali, l’avere di vecchiaia mancante incide notevolmente sui costi di rischio, perché il calcolo delle prestazioni di rischio avviene in base all’avere di vecchiaia già esistente. Minore è il capitale disponibile, maggiore è la differenza rispetto alle prestazioni di rischio garantite e maggiore è il premio da pagare per la copertura del rischio. Grazie a questa situazione, il cliente ha scoperto che le sue prestazioni di libero passaggio venivano gestite presso l’istituto collettore. Dopo averne disposto il trasferimento alla Fondazione collettiva Vita, i premi di rischio sono stati ricalcolati, e da allora il cliente è di nuovo più che soddisfatto. 

Il conto senza contatto: potrebbe essere vostro?

In linea di principio, a chiunque abbia cambiato posto di lavoro oppure ad esempio conseguito un apprendistato durante la formazione, può capitare che il proprio avere di libero passaggio si ritrovi parcheggiato presso l'istituto collettore o presso un altro istituto di libero passaggio. Se neanche voi siete sicuri che i vostri averi della cassa pensioni siano stati trasferiti correttamente, potete fare una ricerca: a questo scopo potete inoltrare una richiesta scritta all’ufficio centrale del 2° pilastro.

Consiglio

Se siete alla ricerca dell’avere di vecchiaia dalla previdenza professionale, per la richiesta all’ufficio centrale del 2° pilastro è meglio utilizzare il formulario seguente.

Dove mettere le prestazioni di libero passaggio quando non si passa a nuovo datore di lavoro?

Anche chi è disoccupato, chi si prende una pausa dal lavoro o inizia un’attività autonoma dovrebbe comunicare subito al vecchio istituto di previdenza dove trasferire i suoi fondi previdenziali. Ed è bene scegliere la destinazione con cura, visto che spesso si tratta di centinaia di migliaia di franchi che vengono parcheggiati per parecchi anni. Vale quindi la pena dedicare un po’ di attenzione a questo argomento, affinché l’avere di vecchiaia risparmiato possa avere possibilmente un buon rendimento. 

Conto di libero passaggio presso la banca o l’assicurazione

Quante possibilità ci sono? Potete versare il vostro avere di vecchiaia ad esempio su un qualsiasi conto di libero passaggio presso una banca, si tratterebbe di un conto di risparmio con un tasso preferenziale. Se pensate di non toccare più il capitale di libero passaggio per oltre dieci anni o fino al pensionamento, è ipotizzabile anche un investimento in fondi. Per esperienza, sul lungo periodo si riescono infatti a conseguire rendimenti più elevati che con un conto. Tuttavia con gli investimenti in fondi si corrono anche dei rischi, pertanto è consigliabile richiedere una consulenza riguardo alle diverse strategie d’investimento. 

Niente rendita dal conto di libero passaggio e dalla polizza di libero passaggio

Il conto di libero passaggio (presso una fondazione bancaria) e la polizza di libero passaggio (presso un’assicurazione) non offrono tuttavia alcuna possibilità di percepire una rendita dal momento del pensionamento. Dovrete prelevare il capitale e suddividerlo personalmente oppure stipulare un piano di versamento presso una compagnia d’assicurazione o una banca. Lo stesso vale per il risparmio per la vecchiaia: non è possibile effettuare altri riscatti o versamenti su un conto o su una polizza di libero passaggio. Chi desidera proseguire il risparmio per la vecchiaia senza aderire a un istituto di previdenza, deve farlo nella previdenza libera o nel pilastro 3a. Un’altra possibilità è costituita dal risparmio volontario presso l’istituto collettore. È possibile versare i contributi nel pilastro 3a solo se si percepisce un salario soggetto all’AVS, ovvero se si ha un posto di lavoro o si svolge un’attività autonoma. 

Conto di libero passaggio presso l’istituto collettore

Se non avete un datore di lavoro e non desiderate depositare il vostro denaro né presso una banca né presso un’assicurazione, potete aprire anche un conto di libero passaggio presso l’istituto collettore. La tenuta del conto è gratuita. Tuttavia, come la maggior parte delle soluzioni di libero passaggio, questa soluzione previdenziale non garantisce elevati redditi da interessi. Presso l’istituto collettore è possibile anche portare avanti la previdenza professionale obbligatoria. Si può continuare a risparmiare per la vecchiaia e assicurare anche i rischi di invalidità e decesso. Poiché non avete un datore di lavoro, versate personalmente tutti i contributi.

Importante: se dopo un’interruzione riprendete un’attività lavorativa, siete tenuti a far trasferire tutte le prestazioni di libero passaggio disponibili al nuovo istituto di previdenza del vostro datore di lavoro. Solo se il vostro capitale supera l’importo integrale delle prestazioni regolamentari, la parte eccedente può rimanere su un conto di libero passaggio.

Istituto collettore LPP

La Fondazione istituto collettore LPP (istituto collettore) è un istituto di previdenza registrato fondato su incarico della Confederazione. Questo non significa tuttavia che si tratti di un istituto collettore statale. È un istituto di previdenza privato gestito secondo criteri di economia aziendale, sostenuto dalle grandi organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori e che svolge i suoi compiti su incarico della Confederazione. Scoprite di più sui quattro diversi settori di attività su www.chaeis.net.