Equità invece di ridistribuzione nel secondo pilastro - Parte 2: Cosa non funziona nella previdenza professionale e quali sono i motivi?

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Equità invece di ridistribuzione nel secondo pilastro - Parte 2: Cosa non funziona nella previdenza professionale e quali sono i motivi?

Il sistema di previdenza per la vecchiaia svizzero si basa su tre pilastri: AVS, LPP e previdenza privata. Nel primo pilastro, l’AVS, vale il principio della ridistribuzione. Nel secondo pilastro, la LPP, non è prevista una ridistribuzione del risparmio. Ciononostante, la ridistribuzione si è ormai insinuata nella prassi e riduce il capitale di vecchiaia dei contribuenti. Quali sono i motivi?
Equità invece di ridistribuzione nel secondo pilastro
Il secondo pilastro, la previdenza professionale, è stato istituito con una legge (LPP) nel 1985, con l’obiettivo di consentire, insieme all’AVS, di mantenere il tenore di vita abituale anche nella terza età. Ha due parti costitutive: la quota di risparmio e la componente di rischio. Per la componente di rischio vale il principio di solidarietà, poiché tutti versano insieme nello stesso calderone. Questo spirito di solidarietà ha senso in caso di malattie croniche e di decessi prematuri. Qui si parla di una ridistribuzione voluta. Alla quota di risparmio si applica invece il sistema di capitalizzazione: ognuno risparmia per sé, per garantirsi un buon tenore di vita dopo il pensionamento. Qui il legislatore non ha previsto una ridistribuzione: ognuno prepara la propria torta e non la divide con nessuno.

Le cause della ridistribuzione

Negli ultimi 25 anni, le condizioni quadro sono drasticamente cambiate e di conseguenza è in atto una ridistribuzione strisciante e sempre più marcata anche all’interno della quota di risparmio. Questo significa che i proventi del mio capitale, che in verità appartengono a me, vengono parzialmente ridistribuiti ad altri. E la mia torta per la terza età non cresce come originariamente previsto, ma rimane più piccola del dovuto. Quali sono le cause di questa ridistribuzione?

La popolazione della Svizzera è sempre più vecchia, mentre la natalità è in forte calo. Di conseguenza si modifica il rapporto tra coloro che esercitano un’attività lucrativa e i beneficiari di una rendita. Come spiega l’Ufficio federale di statistica (UST), se nel 1991 per ogni 100 lavoratori c’erano 28 pensionati, nel 2019 i pensionati erano già aumentati a 35. Secondo le previsioni dell’UST, nel 2040 potrebbero esserci 50 pensionati ogni 100 lavoratori.

Nel 1960 un 65enne aveva in media ancora una speranza di vita di 13 anni; oggi sono già 20. Il denaro risparmiato deve dunque bastare per un periodo di tempo più lungo. Le garanzie esistenti e le aliquote di conversione non corrispondono però alla realtà: da anni i tassi di interesse sono talmente bassi che il capitale di previdenza non cresce più nella misura originariamente prevista. L’aliquota di conversione del 6,8 percento fissata dalla legge per la parte obbligatoria è troppo alta. Di conseguenza il capitale risparmiato non basta per il periodo di riscossione della rendita più lungo. Anche il rendimento che è ancora possibile realizzare sui mercati dei capitali è sempre più aleatorio, a causa dell’elevata volatilità e del perdurare degli interessi bassi. Tornando all’immagine culinaria, ciò significa che con l’elevata aliquota di conversione ricevo fette di torta troppo grandi e così la torta finisce prima. Il rendimento inferiore rende sempre più sottile la glassa al cioccolato sulla mia torta.

Questa situazione genera una lacuna di finanziamento presso le casse pensioni. Per mantenere le (irrealistiche) promesse di versamento ai beneficiari di una rendita, le casse pensioni devono spostare una parte dei redditi di investimento dai lavoratori ai pensionati, ossia ridistribuirli. Inoltre, spinte dalla necessità, le fondazioni collettive abbassano l’aliquota di conversione dell’avere di vecchiaia sovraobbligatorio. Di conseguenza le imprese con un livello salariale elevato e prestazioni della cassa pensioni generose contribuiscono a finanziare altre imprese che hanno un livello salariale basso e offrono ai loro assicurati solo prestazioni minime.

Il problema della ridistribuzione è che il denaro non rimane dove dovrebbe

L’idea di fondo del secondo pilastro è che ogni assicurato risparmia per sé, il cosiddetto sistema di capitalizzazione. La progressiva ridistribuzione mina alla radice questo principio. Per gli assicurati ciò comporta la diminuzione delle prestazioni di vecchiaia future, poiché devono condividere con i pensionati i loro redditi di investimento. E per i datori di lavoro ciò significa una solidarietà involontaria con altre imprese meno efficienti o impegnate. Diminuisce così la loro attrattiva nei confronti di collaboratori qualificati, poiché non sono più in grado di distinguersi offrendo una buona soluzione previdenziale. E per restare sull’esempio culinario: la mia torta non la mangio solo io, ma ogni volta anche altri ne sgranocchiano un pezzetto. In una merenda in famiglia mi ribellerei subito a una simile situazione. Nella previdenza professionale mi accorgo però solo nella terza età che altre persone hanno mangiato nel mio piatto e che la mia torta è più piccola del dovuto. E a quel punto è troppo tardi.

Spiegato in modo semplice

Siccome tutti viviamo più a lungo, il capitale di vecchiaia dei pensionati deve durare sempre di più. Rispetto agli assicurati attivi, aumenta inoltre anche il numero dei beneficiari di una rendita. Il calderone del capitale di vecchiaia deve dunque bastare per sempre più persone e per un periodo sempre più lungo. Le aliquote di conversione in vigore sono troppo alte, poiché si basano su una speranza di vita inferiore. Così si genera una lacuna finanziaria. Per colmarla, i lavoratori di oggi devono rinunciare a una parte dei rendimenti del loro capitale di vecchiaia a favore dei beneficiari di una rendita, con una conseguente ridistribuzione involontaria.

Affinché i lavoratori di oggi e soprattutto i nostri figli possano fare affidamento sul secondo pilastro, quest’ultimo deve essere modernizzato in maniera sostenibile.

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