Il pensionamento à la carte

Il pensionamento à la carte

«La vita comincia a 66 anni» diceva una canzone di Udo Jürgens. Quel brano, che parlava di un pensionato pieno di gioia di vivere, era in cima alle classifiche nel 1978. E voi, quando volete andare in pensione? Il prima possibile, normalmente, o magari un po’ dopo?

Anche Regula si sta facendo queste domande. Quando è uscito il pezzo di Udo Jürgens lei aveva appena iniziato il suo apprendistato di commercio. E ora ha già festeggiato il 30° anniversario di matrimonio. Questa cosa la fa riflettere: il tempo è passato così in fretta… adesso spera di poter passare ancora tanti anni con suo marito Urs, attivi e in salute. Da molto tempo i due sognano di trasferirsi in Ticino dopo il pensionamento. Vorrebbero anche viaggiare e visitare ancora tanti altri posti del mondo. Un pensionamento anticipato sarebbe favoloso. Ma Regula se lo potrà permettere?

La scheda di Regula

  • Età: 56 anni
  • Reddito attuale: 100’000 franchi svizzeri
  • Professione: specialista IT presso una PMI svizzera
  • Formazione: apprendistato di commercio e vari corsi di perfezionamento
  • Coniugata da 30 anni con Urs, 61 anni
  • Regula vive con suo marito in una proprietà per piani nell’agglomerato
  • I suoi hobby: viaggiare e ballare il tango

Regula ha appena ricevuto il suo certificato di previdenza dalla Fondazione collettiva Vita e lo studia accigliata. All’inizio non capisce bene cosa vogliano dire tutti quei numeri. Ma con una chiamata all’Help Point LPP può chiarire tutto velocemente.

Il classico: il pensionamento anticipato

Almeno un mese dopo aver compiuto 58 anni, Regula può andare in pensione anticipatamente. In questo modo guadagna tempo prezioso per godersi la vita, coltivare i suoi hobby e viaggiare. Ma non tutti si possono permettere un pensionamento anticipato. Idealmente Regula vorrebbe andare in pensione a 62 anni, che è anche l’età minima per riscuotere anticipatamente la sua rendita AVS. Poiché la regolare età di pensionamento per lei è di 64 anni, le mancherebbero due anni di contribuzione AVS e due anni di contribuzione nella cassa pensioni. A conti fatti, con il pensionamento anticipato avrebbe sul conto 7’760.85 franchi in meno all’anno. In altre parole: anziché con il 58 percento del suo attuale reddito di 100’000 franchi svizzeri, ora se la dovrebbe cavare con un buon 50 percento.

Anche la situazione del coniuge è importante

La lacuna che si viene a creare può essere compensata in parte mediante riscatti nella cassa pensioni. Anche il terzo pilastro o altre fonti di reddito possono aiutare a compensare la perdita. Magari Regula sceglie, ad esempio, di vendere la proprietà per piani e di prendere in affitto un piccolo appartamento in Ticino. Inoltre la situazione di suo marito, di cinque anni più grande di lei, ha un ruolo decisivo: a quanto ammonteranno le sue prestazioni di vecchiaia del primo e del secondo pilastro? Quando vorrà andare in pensione? Se infatti entrambi percepiscono una rendita AVS, questa verrà limitata al 150 percento delle due rendite singole, al massimo 42’300 franchi svizzeri. Si possono immaginare diversi scenari.

Come si arriva alle cifre di Regula

In caso di pensionamento a 62 anni, la sua aliquota di conversione per l’avere di vecchiaia obbligatorio scenderebbe dal 6,8 al 6,576 percento e l’avere di vecchiaia sovraobbligatorio dal 6 al 5,73 percento. Partiamo dal presupposto che Regula abbia versato i suoi contributi AVS senza lacune e che finora abbia risparmiato un capitale nella cassa pensioni di 300’000 franchi svizzeri. Poiché il suo salario medio fino al pensionamento è superiore a 84’000 franchi, a 64 anni Regula percepirebbe dall’AVS una cosiddetta «rendita intera». Tuttavia, con il pensionamento anticipato questa scenderebbe del 13,6 percento, ossia da 28’200 a 24’364.80 franchi. E in questo esempio diminuirebbe la sua rendita della previdenza professionale, passando da 30’391 a 26’465.35 franchi svizzeri. In totale, quindi, con il pensionamento anticipato avrebbe sul conto 7’760.85 franchi in meno all’anno.

Per tutti quelli che vorrebbero continuare a lavorare: il pensionamento differito

Sempre più persone vorrebbero lavorare oltre l’età di pensionamento. In base alle leggi vigenti hanno la possibilità di lavorare almeno fino al compimento dei 70 anni. Anche Regula pensa a come sarebbe la sua situazione in quel caso. Si rende conto che per lei presso la Fondazione collettiva Vita ci sono due varianti possibili:

  1. La persona lavora, in accordo con il datore di lavoro, oltre l’età di pensionamento regolare. Non ci sono quindi più contributi di risparmio e costi di rischio. Il denaro nella cassa pensioni rimane dov’è, ma continua a dare un interesse. Poiché il lavoratore è più anziano al momento di andare in pensione, anche l’aliquota di conversione sarà più alta e di conseguenza anche la rendita.
  2. Il piano di previdenza della cassa pensioni prevede che si possa risparmiare oltre il 64° ovvero il 65° anno di età. Dopodiché il pensionato non solo usufruisce di una remunerazione aggiuntiva e di un’aliquota di conversione più alta, ma continua a versare contributi previdenziali che fanno crescere sensibilmente il suo capitale nella cassa pensioni. Anche in questa variante vengono meno i contributi di rischio.

Se Regula lavora fino a 70 anni, che cosa significa per la sua rendita?

Regula si immagina uno scenario in cui lavora fino al 70° anno di età. Il suo datore di lavoro le consente di continuare a versare contributi di vecchiaia. In questo modo crescerebbe significativamente il suo capitale di vecchiaia, aumenterebbero le sue aliquote di conversione e anche la rendita AVS sarebbe più alta. Regula è sorpresa del risultato finale: in totale potrebbe contare su una rendita dal primo e secondo pilastro di 81’790 franchi svizzeri. Questa cifra basterebbe anche per un appartamento con vista sul Lago Maggiore. Ciononostante, Regula decide di scartare questa variante perché vorrebbe godersi la pensione con suo marito.

Come si arriva alle cifre di Regula

Nel caso in cui Regula continui a lavori fino al 70° anno di vita, il suo avere di vecchiaia nella cassa pensioni salirebbe a 603’897 franchi, la sua aliquota di conversione aumenterebbe dal 6,8 al 7,606 percento e per l’avere di vecchiaia sovraobbligatorio dal 6 al 7,08 percento. Ne deriva una rendita della cassa pensioni di 44’707 franchi svizzeri. La rendita AVS si può posticipare di massimo cinque anni, e in questo modo la sia aumenta del 31,5 percento. Regula avrebbe quindi, insieme all’AVS, una rendita di 81’790 franchi svizzeri.

Il meglio di entrambi i mondi: il pensionamento parziale

Regula valuta quindi un’altra opzione: poiché le piace ancora lavorare ma allo stesso tempo vorrebbe concedersi più tempo libero, per lei potrebbe essere interessante anche un pensionamento parziale. Presso la Fondazione collettiva Vita lo si può organizzare in modo piuttosto flessibile tra il 58° e il 70° anno di età, a condizione comunque che il lavoratore sia pienamente abile al lavoro.

Il pensionamento parziale di Regula può avvenire in massimo tre fasi, ciascuna corrispondente al 20 percento del rispettivo carico di lavoro a tempo pieno. E tra le fasi ci dev’essere almeno un anno di distanza. Dopodiché non è più possibile aumentare il tasso di occupazione. L’avere di vecchiaia per le fasi del pensionamento parziale si compone di parti obbligatorie e sovraobbligatorie nella medesima proporzione dell’intero avere di vecchiaia e, per il singolo livello di pensionamento parziale, la prestazione di vecchiaia può essere prelevata in toto o in parte sotto forma di capitale. Sono ammessi al massimo due prelievi di capitale.

Importante

È importante sapere che le autorità fiscali di alcuni cantoni prevedono livelli minimi più elevati per la riduzione del carico di lavoro, nel Canton Zurigo sono richiesti addirittura passaggi di almeno il 30 percento. Per questo si consiglia vivamente di chiarire prima l’aspetto fiscale con l’autorità competente.

Un’altra variante: lavorare semplicemente di meno

Naturalmente anche i lavoratori più avanti con gli anni possono scegliere di ridurre il proprio carico di lavoro senza che ciò voglia dire subito un pensionamento parziale. Inoltre, se il lavoratore ha già raggiunto i 58 anni di età il datore di lavoro può permettere che in caso di una riduzione del carico di lavoro il salario assicurato rimanga quello precedente (più alto). In tal modo non si creano lacune nei contributi pensionistici e il collaboratore riceve le stesse prestazioni di vecchiaia che avrebbe senza la riduzione del carico di lavoro. È poi oggetto di trattativa se il lavoratore finanzia da solo il proseguimento dell’assicurazione ulteriore o se il datore di lavoro contribuisce.

Ogni situazione è diversa dalle altre – vale la pena fare un colloquio

La Fondazione collettiva Vita è una cassa pensioni lungimirante, che perciò offre una grande flessibilità per venire incontro ai bisogni dei suoi assicurati. Per trovare la soluzione migliore, bisogna tenere presenti vari fattori: il background finanziario, la situazione familiare, hobby, obiettivi nella vita, età e situazione del partner, eventuali proprietà d’abitazioni e stato di salute. Vale quindi la pena parlarne con l’esperto di previdenza.